feb
24
2006
2

Don Luigi Ciotti: un prete da marciapiede

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Volevo proporvi in tutta semplicità questa bella testimonianza che don Luigi Ciotti ancora una volta “ci regala”. In questa intervista, tratta dalla rivista bimestrale “Solidarietà Internazionale“, emerge in modo forte il vissuto di una persona che sta dedicando la vita agli ultimi, che ogni giorno lotta accanto a loro per sete di giustizia, richiando, “pagando di tasca propria” la fatica di camminare con speranza su strade ormai dimenticate…

Vi invito poi a visitare il sito del Gruppo Abele, fondato e coordinato da don Luigi e ad ascoltare le altre sue testimonianze che sono state a suo tempo segnalate nel blog. (CLICCA QUI 1CLICCA QUI 2)

Don Luigi Ciotti
Un prete da marciapiede

a cura di Nicola Perrone

“E’ testardo e cocciuto come le montagne dove è nato, don Luigi. Ma anche dinamico e attento come chi ha passato la sua vita non in case di mattoni bensì sulla strada. Quella strada che gli ricorda il suo passato di bambino che doveva seguire il padre migrante in cerca di lavoro. Una strada lunga come tutta la sua vita, ma segnata anche da tappe importanti. Come quella che 40 anni lo ha portato a fondare il gruppo Abele. Un itinerario che lo porterà da Pieve di Cadore dove è nato a Torino. La città che per tanto tempo è stata la meta di tante famiglie italiane che cercavano un luogo dove vivere. La Torino della Fiat, ma anche di Padre Pellegrino. Uno sconosciuto professore che Paolo VI aveva voluto alla guida di quella Chiesa. Sarà l’incontro con lui e con la tradizione e i santi di quella Chiesa che lo porteranno a diventare – in nome di una solidarietà che non può essere episodica, ma quotidiana – a diventare prete e prete di strada.

“Don Luigi, perché ti sei fatto prete?

Avevo 17 anni, frequentavo la parrocchia, l’oratorio, ero all’Azione cattolica, facevo quello che oggi si direbbe “l’animatore”. Un giorno, mentre andavo a scuola, in tram, ho incontrato un uomo. La sua casa erano due sacchi di juta. Viveva su una panchina, e leggeva un libro che sottolineava con una matita blu e rossa. Dentro di me si è scatenata una serie di domande: “Perché vive così? Perché è su quella panchina? Che cosa posso fare io?”. Vedi, io credo che gli incontri che facciamo non sono mai scontati, ma devono diventare per noi una continua provocazione. Sono sceso dal tram con la timidezza tipica di un ragazzo. Mi sono avvicinato. Ho chiesto se aveva bisogno di qualcosa. Non mi ha risposto. Capivo che mi sentiva, ma si era ripiegato su se stesso. Aveva staccato la spina della comunicazione. La cosa è andata avanti. Fino a quando lui ha capito la mia sincerità. Un giorno mi ha risposto ed è nata un’amicizia fortissima. Da una parte un ragazzo come me e dall’altra un uomo adulto, arrivato alla disperazione per una vicenda drammatica che lo aveva portato a mettersi ai margini. Lui era un uomo competente, un medico. Di fronte alla panchina dove di solito stava c’era un bar. E lui osservava i ragazzi che entravano e uscivano per prendere le anfetamine. All’epoca ‘droga’ era una parola sconosciuta agli italiani. E lui mi disse: “Vedi questi giovani. Prendono farmaci, le anfetamine. Bevono alcool. Si fanno la ‘bomba’. Si drogano. Io sono stanco, vecchio, malato. Ti ringrazio per la tua amicizia, ma fa’ qualcosa per loro”. E’ nato di lì il Gruppo. Poco dopo ho deciso anche di andare in seminario. Nel 1972 sono stato ordinato prete da padre Michele Pellegrino che mi ha detto: “ti affido una parrocchia. La tua parrocchia sarà la strada”.

“La tua valutazione sul modo di affrontare le tossicodipendenze oggi.

Inquietante, perché nella testa di qualcuno c’è l’idea che si possa educare per legge. La legge non può pretendere di racchiudere in sé stessa, da sola, la dimensione educativa. Deve solo creare gli strumenti per garantire la possibilità di una vera e propria azione educativa. Nessuna legge, ad esempio, è mai stata capace di ridurre i consumi…

“Strada, disagio, droga, prostituzione, tratta, mafia. Tanti fronti aperti, spesso anticipando i tempi.

Sai perché? Innanzitutto perché c’è un gruppo. Poi la strada. La strada è la grande protagonista, è il luogo, il “topos”. Dell’incontro. Della festa. Delle provocazioni. Ma anche delle grandi contraddizioni. Noi siamo lì, sulla strada. La strada continua e deve essere simbolicamente, ma anche praticamente, il punto di riferimento. La strada è il filo rosso del passaggio dai giovani, alla droga, alla lotta alla prostituzione e alla tratta, fino ad arrivare alla lotta alla mafia. La strada è luogo di incontro, ma anche di
disperazione. Di chi ha perso ogni speranza. Di chi batte sulla strada. E’ la scuola di vita. Ed è anche il luogo da cui guardare oltre. Dalla strada, soprattutto nei grandi centri, dobbiamo anche imparare ad alzare la testa, incontrando questi enormi palazzi dove c’è gente che è chiusa dentro. Dobbiamo infatti avere attenzione non solo verso gli esclusi, ma con la stessa dignità e forza, anche verso gli inclusi. C’è un mondo di inclusi che è disperato, alla ricerca di un senso, di un significato.

“Come nasce Libera?

Libera ha avuto un pregio: uscire dalla sola Sicilia, come associazione anti-mafia nazionale, e poi uscire solo dallo specifico della lotta alla mafia, allargandolo alla legalità, contrastando tutte le criminalità e le mafie. Oggi è anche internazionale. E poi il grande lavoro di informazione con la scuola. Ma soprattutto confischiamo i beni mafiosi: gli portiamo via quello che è il loro potere, il loro
portafoglio, col quale possono corrompere. Impediamo il riciclaggio di quel denaro sporco, che, se pulito, penetra nei vari segmenti della società, con aziende, con alberghi con operazioni finanziarie. Abbiamo sottratto tutto questo. Questa è stata la grande operazione di Libera, la legge sulla confisca, e oggi esistono cooperative nei territori confiscati in Sicilia, in Campania,
in Puglia, in Calabria. Anche per questo ho ricevuto minacce concrete, e vivo protetto e “sotto scorta”.

“Don Luigi, nella tua vita hai detto, scritto e fatto tante cose. Sei ritenuto da qualcuno scomodo, nemico. Altri ti seguono e stanno con te sulla strada. Se ti chiedessi quale è per te il centro della tua esperienza.

Ho avuto nella mia vita anche l’esperienza della malattia che mi ha aiutato molto. Anche a relativizzare la mia persona. Quando sei malato ti senti molto fragile, piccolo, impotente, proprio una piccola cosa. Questo ti aiuta a dare la giusta misura alle cose, …
La strada è il luogo privilegiato della grande provocazione: la società corre e si sta svuotando di valori, di contenuti. Che me ne faccio di un treno veloce che porterà le merci, collegherà l’Europa, quando poi in questa Europa la gente non comunica, non parla, passa indifferente di fronte alle gabbie degli immigrati e ai morti di freddo senza dimora? Che senso ha costruire il ponte di Messina se non si creano collegamenti tra le persone? Fatto così il ponte di Messina non unirà due coste, ma due cosche.

articolo tratto da www.cipsi.it

 

Written by Daniele in: Esperienze, Missione |
feb
20
2006
2

Seminario Internazionale di studio: I bambini di strada

Vi indichiamo questo interessante appuntamento che si terrà Venerdì 17 marzo 2006 a Milano, diffondetelo e non mancate!
KAkaribu.afrika@libero.it

Seminario Internazionale di studio – I bambini di strada
Venerdì 17 marzo 2006
Aula Pio XI
Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo Gemelli, 1 – 20123 Milano

CLICCA QUI per vedere la locandina con il programma completo e maggiori informazioni

feb
20
2006
2

E’ A RISCHIO LA SALUTE DEI CITTADINI…continua

Ciao!
Vi ricordate la vicenda del riconoscimento dell’equipollenza della laurea in scienze motorie a quella dei fioterapisti? Ebbene, per chi fosse interessato alla vicenda, volevo informarvi che le cose possono ancora cambiare: in questi giorni si discuterà dell’abrogazione del disegno di legge. Se volete saperne di più e contribuire con qualche mail visitate il sito

www.aifi.net/allegato-news-195

troverete una “lettera dei cittadini” da leggere, firmare e spedire a qualche onorevole…
Un saluto a tutti e grazie!

Written by Marta in: Informazione, Sanità |
feb
19
2006
2

Congo: un segnale di speranza dal cuore del mondo…

E’ da un po’ di tempo che sto cercando di seguire con fedeltà l’importante fase che sta vivendo la Repubblica Democratica del Congo e la sua Gente. Il paese vive tuttora una situazione di precarietà che si accentua in particolare nelle regioni orientali, ma sembra abbia il desiderio di dare una svolta alla propria storia. Proprio ieri è stata promulgata la nuova Costituzione; nei suoi contenuti non mancano dei punti importanti che sembrano voler rispondere alle sofferenze della popolazione. Vi propongo una breve ma chiara sintesi apparsa sulla sempre attenta MISNA.
Per chi come me volesse seguire più da vicino questi importanti passaggi per il Popolo Congolese, vi consiglio di ascoltare Radio Okapi, radio congolese che potete trovare su questo sito:
http://www.radiookapi.net/

18/2/2006 – 16.35

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
PROMULGATA NUOVA COSTITUZIONE

La nuova Costituzione della Repubblica democratica del Congo è stata promulgata questa mattina al Palazzo della Nazione a Kinshasa dal presidente Joseph Kabila, durante una cerimonia ufficiale a cui hanno preso parte molti capi di Stato della regione, personalità internazionali e i capi religiosi di tutte le confessioni esistenti nel paese. La nuova Carta, approvata per referendum lo scorso dicembre, mette alla base dell’ordinamento alcune istituzioni elette direttamente dal popolo. La divisione amministrativa del territorio è stata modificata verso una maggiore decentralizzazione del potere, dal momento che il paese sarà ormai composto da Kinshasa (la capitale) e da altre 25 province (contro le 11 precedenti) dotate di una vasta autonomia. Ognuna di queste province avrà proprio governo e una propria assemblea provinciale. Tra le novità della nuova Costituzione che meritano di essere sottolineate spiccano i passaggi relativi alla parità tra uomo e donna, l’indipendenza del poteri esecutivo da quello legislativo e giudiziario, l’elevazione dei crimini sessuali al rango di crimini contro l’umanità e l’iscrizione nel codice penale dei crimini contro i minori, soprattutto gli abusi commessi contro i bambini accusati di stregoneria. Adesso che la Costituzione è entrata in vigore, il Parlamento non potrà rinviare ulteriormente la promulgazione dell’attesa legge elettorale, necessaria per preparare le elezioni generali da tenere entro il 30 giugno e che dovranno sancire la fine del lungo processo di pace e portare il Congo fuori da uno dei conflitti più devastanti della storia del pianeta. [MZ]

Copyright © MISNA

Written by fabiana in: Diritti Umani, Informazione |
feb
18
2006
2

L’attualità  della Dottrina Sociale della Chiesa

Il Centro Studi Giorgio la Pira di Motta di Livenza organizza, per la serata di venerdì 3 marzo 2006, una conferenza dal titolo: “L’attualità della Dottrina Sociale della Chiesa“. L’incontro si terrà presso il Patronato Don Bosco alle ore 20.30.

Interverranno:
S.E Mons. Giuseppe Zenti – Vescovo di Vittorio Veneto
Don Mario Toso – Magnifico Rettore dell’Università Pontificia Salesiana, Roma
Dott.ssa Flaminia Giovanelli – Officiale del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax

Moderatore della serata: Don Giapiero Moret – Direttore de “L’Azione”

CLICCA QUI per guardare la locandina!

Per informazioni e altro: ccg.lapira@libero.it

Written by Alfred in: Appuntamenti, Associazionismo |
feb
18
2006
2

Festa al Banale martedí 21

ATTENZIONE ATTENZIONE
festa di KAribu Afrika per raccogliere fondi vista la prossima partenza a marzo di un gruppo di 15 studenti alla volta di Nairobi.
La festa si svolgerà al “Banale”, per chi non lo conoscesse è in Via Bronzetti (entrata consentita con tessera Arci). La festa inizierà alle 22 di martedi 21 febbraio con il concerto dei “Spritzetto Blues Band” e continuerà poi sino a tarda notte con Dj Set (serata rock). Durante la serata sarà presente una nostra bancarella con artigianato Kenyano e oltre 100 litri di vino (0,50 euri al bicchiere).
Non mancate!
KAkaribu.afrika@libero.it

feb
17
2006
2

LE GENERAZIONI FUTURE POSSONO ASPETTARE


“Avevo messo da parte, proprio mentre il Vescovo era qui, l’articolo di un quindicinale che seguo (quando arriva!) e che riguarda un fatto del Tchad; ora riesco a tradurne la parte più interessante e ad inviarla… penso possa dare un’idea di come vanno le cose da queste parti!… Ci sono anche rumori di guerra dichiarata al Sudan…” (don Egidio dal Ciad)

Più ancora che a Dallas, il romanzo petrolifero del Ciad ha sempre un forte odore di zolfo; e dopo circa 40 anni dalla sua scoperta a Doba, il petrolio continua a suscitare polemiche. Ultimo, recente episodio: la rottura, ormai fatto compiuto, tra la Banca Mondiale ed il regime del presidente ciadiano Idriss Déby riguardo la gestione delle entrate del petrolio. Fino ad ora, tale gestione era regolata da un accordo tra N’Djamena e l’istituto bancario, firmato nel 1999. Secondo tale accordo, la Banca Mondiale avrebbe sostenuto il progetto petrolifero del Tchad, e questi, in contropartita, si impegnava a gestire le entrate da esso derivanti (12,5% della vendita diretta del petrolio) secondo una regola stretta e trasparente. Tale regola prevedeva soprattutto la destinazione del 10% di tali entrate ad un fondo speciale destinato alle generazioni future, da depositare su un conto bloccato, presso la Citibank di Londra. Ma, senza consultare la Banca Mondiale, le autorità ciadiane hanno deciso di modificare il contratto. Il 29 dicembre scorso, una legge votata dal Parlamento cambia la “regola stretta e trasparente”, e svuota della sua sostanza un testo che doveva rendere il Tchad un modello in materia. La nuova legge sopprime il fondo per le generazioni future ed aumenta la parte di entrate utilizzabili direttamente dal Tesoro nazionale, senza alcun controllo esterno. In altre parole: mentre l’essenziale delle entrate doveva finanziare progetti riguardanti educazione, sanità, sviluppo rurale, infrastrutture e gestione dell’acqua, le modificazioni introdotte permettono di includere “sicurezza e gestione del territorio” come settori giudicati prioritari.
Dopo inutili tentativi di dialogo e pressioni, il 6 gennaio scorso la Banca Mondiale annuncia che sospende ogni rimessa di fondi per i progetti in corso in Tchad: va così in fumo un montante di 124 milioni di dollari…
Una punizione decisa ai più alti livelli e giustificata dallo stesso presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz, che denuncia una “rottura di contratto”. In risposta, il governo ciadiano si dichiara “sorpreso per la brutalità di tale reazione”, e giustifica la sua decisione allegando gravi tensioni in ambito alla tesoreria nazionale. …
Per le ONG e l’opposizione ciadiana, questo nuovo episodio non fa che confermare quanto tutti annunciavano fin dall’inizio del progetto, e si dicono convinte che tale rottura era inevitabile, “tanto il regime è sprofondato nello sperpero e nella corruzione”. Soprattutto, aggiungono, l’appetito delle autorità è cresciuto a dismisura in questi ultimi mesi, con il sorgere di movimenti ribelli all’est del paese, con l’ammutinamento di parte dell’esercito e l’abbandono del presidente da parte di membri della sua stessa etnia. Secondo loro, la manovra è chiara: – Il presidente vuole usare i soldi del petrolio per fare la guerra! – E non sarebbe il primo desvio di soldi: il Comitato per la riduzione dei debiti dei paesi del Terzo Mondo denuncia che già nel 2003, dal primo bonus di entrate del petrolio versato come anticipo, 7,4 milioni di dollari si sarebbero volatilizzati…
Malgrado tentativi di mediazione, soprattutto della Francia, la collaborazione tra Tchad e Banca Mondiale sembra realmente morta e sepolta. Da parte ciadiana, la revisione della legge è considerata una questione di sovranità nazionale; per la Banca Mondiale, il “modello ciadiano”, tanto lodato nel 1999, sembra definitivamente condannato.
La cosa più importante: quali saranno le conseguenze di tutto questo?
Concretamente, il Tchad otterrà il trasferimento immediato al Tesoro nazionale di 36 milioni di dollari, già depositati sul fondo per le generazioni future. In contropartita, la credibilità della sua amministrazione va a rotoli: la rottura di un accordo scritto scuote fortemente la fiducia di eventuali investitori internazionali, poco disposti a prendere rischi dalle conseguenze incerte. – Ugualmente, le compagnie d’assicurazione aumenteranno le loro tariffe quando qualcuno domanderà di garantire un progetto industriale o commerciale in Tchad. – Quanto agli altri finanziatori (FMI in testa) non è escluso che ridurranno drasticamente i loro impegni in favore di N’Djamena. – Addirittura, il Tchad potrebbe perdere il beneficio della riduzione del debito dei paesi poveri, stimato 1,25 miliardi di dollari! In ogni caso, è impossibile misurare con precisione le ripercussioni della rottura voluta ed avvenuta. Ma una cosa è senz’altro chiara: esse saranno catastrofiche per uno dei paesi (produttori di petrolio!) più poveri del mondo.

(Jean-Dominique Geslin, in “Jeune Afrique intelligent”, n° 2349, del 15-21.01.2006, p.44-45)

Written by don egidio in: Missione |
feb
17
2006
2

E’ A RISCHIO LA SALUTE DEI CITTADINI!

Ciao a tutti/e!
Vi scrivo per mettervi al corrente di un provvedimento approvato in questi giorni che vede coinvolta la mia figura professionale, quella del fisioterapista, con gravi ripercussioni sulla qualità dei servizi per la saute pubblica. Il provvedimento vuole infatti equiparare il titolo dei laureati in scienze motorie a quello dei fisioterapisti. Capirete bene che le due figure professionali non hanno le stesse competenze, non a caso esistono due differenti corsi di laurea! Il rischio è che la riabilitazione, nelle sue diverse forme (neuromotoria, respiratoria, cardiologica..) venga affidata a personale di fatto non qualificato! E a pagarne il prezzo ovviamente sarebbe il malato! Noi fisioterapisti rappresenati dall’associazione AIFI ci siamo gia mobilitati mandando delle mail ad alcuni rappresentanti politici…Certo, farebbe molto più rumore la mobilitazione di tutti i cittadini!
Se volete saperne di più potete consultare questo sito:

www.fisionline.org

nella sezione intitolata “cittadini,all’opera!

Grazie
di cuore

Written by Marta in: Informazione, Sanità |
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