INCONTRO CON GUSTAVO ZAGREBELSKY: A CHI PARLA LA DEMOCRAZIA?

Gustavo Zagrebelsky è l’ex Presidente della Corte Costituzionale, alta magistratura che vigila sulla< < legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni>> (come recita la Costituzione) La sua conferenza si è tenuta a Padova la sera dell’11 gennaio. A giudicare dal nome e dalla carica che ha ricoperto fino a poco tempo fa, sarbbe stato legittimo aspettarsi una relazione molto tecnica sui grandi temi dell’attualità istituzionale del paese: riforma elettorale, riforma costituzionale, Legge Pecorella, ecc. Invece l’incontro è stato tutt’altro. Il Presidente emerito inizia una lunga ma interessante riflessione sulla Democrazia. Prendendo le fila dalla fine della seconda guerra mondiale, Zagrebelsky ricorda come questa fosse una specie di parola magica, una dottrina da usare comodamente come soluzione a ogni problema sorto assieme alla necessità di creare un nuovo ordine politico giuridico e sociale dopo il 1945. Era gia evidente allora, che la Democrazia rappressentava una scelta politica fine a se stessa, priva di un vero dibattito sui suoi contenuti (Norberto Bobbio ne denunciò la crisi gia negli anni 70); all’indomani delle delusioni popolari (sfociate nelle manifestazioni di fine anni 60, proseguite con lo scontro sociale assieme al naufragio civile rapresentato dal Terrorismo negli anni70, fino alla cirisi della Prima Republbica), si è così potuto facilmente instaurare un sistema che vive di inerzia, fatto di appiattimento dei dibattiti, di percezione della politica come affarismo e lotta di potere.
Zagrebelsky analizza ed individua quello che per lui è stato l’errore fondamentale: la Democrazia è stato l’unico regime politico privo di Educazione; non si è mai preparata nessuna classe dirigente e , dal 1945, il passaggio da un regime all’altro avvenne senza soluzione di continuità come se i partiti dell’arco costituzionale, per il semplice essere stati anti-fascisti fossero in grado di creare una democrazia.
Secondo Zagrebelsky ci vuole un programma serio di educazione alla Democrazia, poichè l’attuale insegnamento dell’Educazione Civica nella Scuole medie inferiori risulta totalmente insufficiente.
Dopo di che il relatore elenca una serie di fattori necessari all”ethos democratico”: anzitutto la FEDE (credere in un progetto senza dogmatismi); CONVIVENZA DELLE DIVERSITA’ ; FARE DEGLI SBAGLI OCCASIONE DI CRESCITA; NON ACCETTARE L’OMOLOGAZIONE.
La Democrazia appare al relatore sicuramente come una dottrina benevola, poichè essa tende ad escludere la Pena di Morte e la Guerra; tuttavia Zagrebelsky vede che oggi taluni governi democratici tendono a costruire verità assolute sul prorio operato (anche dal punto di vista giuridico e processuale), anche quando esso va contro questi principi.
Zagrebelsky considera molto rischioso il DARWINISMO SOCIALE cui va sostituita la DEMOCRAZIA SOCIALE.
Principalmente ci si deve interessare a una comunicazione utile, che sappia ascoltare e non fare retorica.
Soprattuto si deve riascquisire il valore delle parole, e Zagrebelsky lo spiega chiaramente: secondo la sua opinione, oggi la parola “Politica” è associata a processi espansivi e represivi che nulla c’entrano con essa; oggi si tende a cmbiare il senso delle parole e Zagrebelsky mostra tutto questo con molta enfasi: egli spiega che si tende ad associare “Libertà” con “soprusi” (riferimento ai discorsi di Bush), “guerra preventiva” viene usato come eufemismo per intendere ciò che in realtà sarebbe un “aggressione”; “mobilità” per intendere “disoccupazione”, “pacificazione” per intendere “guerra”.
Zagrebelsky vede nell’uso delle parole una scelta di campo (almeno nella nostra epoca): il tuto per cercare VALORI, vero motore del processo democratico.
Infine Zagrebelsky chiede di non parlare tanto di “fini” dell’agire democratico, quanto piuttosto di “principi”, poichè solo in questo modo sarebbe possibile non corrompere i fini attraverso l’uso di mezzi impropri.
La Democrazia, ricorda il Giudice Emerito, vive di testimonianze, poichè esso è l’unico regime politico in cu i cittadini sono chiamati in prima persona ad agire all’interno di essa per migliorarla.
Alla fine gli applausi non sono mancati, l’ora si è fatta tarda e la stanchezza ha in effeti preso il sopravvento: d'’istinto, chi tra noi ha partecipato forse è rimasto deluso dall’assenza di un discorso tecnico, al posto del quale si è fatta una analisi filosofica, interesante ma che sarebbe potuta arrivare anche da altre parti o istituzioni.
Bisogna invece un pò meditare su quanto si è appreso, e a mente lucida cogliere il significato politico di un discorso del genere. La domanda è: perchè un giurista sente il bisogno di analizzare in modo così critico e non tecnico la politica? io almeno mi sono domandato questo.
La conclusione a cui arrivo, è che si sente anche nei “tecnici della Democrazia” il bisogno di un ripensamento culturale dell’intero impianto, bisogna rimetterlo (e rimetterci) tutti in discussione, tornare ai principi, raffrontarli con la nostra realtà quotidiana e dirci senza reticenze in che paese viviamo.
Zagrebelsky ha parlato di parole che determinano “scelte di campo”: è inutile nascondersi che ilcampo è grande ed ognuno ne sceglie una parte, con un suo punto di vista; ma se la cultura della Democrazia è ciò a cui davvero teniamo, si deve avere il coraggio di fare critiche costruttive: ripensare non tanto il nostro sistema di rappresnetanza, ma la nostra cultura della rappresnetanza, capire se ci sentiamo rappresentati e cercare di rappresentarci anche noi in prima persona; andare oltre il voto o i referendum, o l tessere di partito, ma informarsi cirticamente e individuare le opportunità di azione: essere al contempo allievi e maesri della Democrazia.

Per vedere il filmato della conferenza scegliete tra questi link
(tratti da www.arcoiris.tv)

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