Il petrolio del futuro si trova nell´AGRICOLTURA.

In questi giorni si è molto parlato della mancanza delle forniture di gas dalla Russia e anche del prezzo del barile che è arrivato a costare 65 euro cadauno.

Il gasolio per il riscaldamento e per la locomozione ha toccato i massimi livelli di costo con l’ 1,115 euro al litro. Le accise dello Stato rimangono sopra i 40 cent, a cui vanno sommati i 18,6 cent di IVA. Per esempio sul costo del petrolio industriale di circa 0.52 euro, lo Stato aggiunge quasi 0.60 euro per ogni litro.

Come si potrebbe sopperire a questo problema? Semplice: con l’agricoltura!!!

Oltre alla produzione di Biodisel e Bioetanolo che, a differenza della Germania da noi non vengono presi in considerazione, esiste un progetto che potrebbe risolvere in gran parte la carenza di energia rilanciando l’Agricoltura proprio in questo periodo in cui la nuova PAC ha ridotto a meno del 5% i fondi per gli aiuti all’agricoltura stessa.
Ricordiamo inoltre che le tecnologie legate all’utilizzo di Biomasse, sono indicate da parte della Comunità Europea, come indispensabili per adempiere agli impegni assunti con la ratifica del Protocollo di Kyoto.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha dichiarato che l’energia da biomassa, trova un posto determinante in termini di quantità d’energia prodotta rispetto a tutte le altre fonti di energia rinnovabili. L’unica critica mossa a sfavore di questo tipo di energia, è la difficoltà di sfruttamento di una risorsa così eccessivamente polivalente.

Ora analizziamo alcuni semplici dati:

Se ci guardiamo un attimo intorno, vediamo che nel Mondo i Paesi in via di sviluppo, ricavano in media il 38% della propria energia dalle biomasse.
Nei Paesi industrializzati, al contrario, l’energia ricavata da queste componenti, e utilizzata per gli usi energetici primari, sono solo il 3%

In Europa, l’impiego delle Biomasse copre, in media, il 3.5% delle domande di energia; bisogna però riconoscere la virtuosità di alcuni Paesi come la Finlandia (20%), la Svezia (15%) e l’Austria (13%)

In Italia le previsioni del Libro Bianco Italiano delineano un incremento del 90% dell’energia prodotta da Biomasse nel periodo che intercorre tra il 2000 e il 2010.
Studi dell’ENEA-APAT riscontrano invece che allo stato attuale l’Italia produce solo il 2.5% dell’energia totale da Biomassa (1 punto percentuale in meno rispetto alla media europea) e che l’incremento tanto osannato non sarà facilmente ottenibile.

A proposito di tutti i dati suddetti, volevo spezzare una lancia a favore della facoltà Agraria dell’Università di Padova che, con l’aiuto e il patrocinio del SITAB, sta sperimentando la realizzazione di un impianto per la produzione di energia da biomassa non legnosa quali le produzioni vegetali no-food, set-aside e molto ancora, a cui si devono sommare le produzioni animali e le loro lavorazioni che non raggiungono il consumo; in pratica viene utilizzato qualsiasi substrato che abbia una componente organica fonte di biogas.

Si tratta praticamente di Bioenergia e di Biocombustibili ottenuti da coltivazioni specializzate e Biosag derivato dalla digestione anaerobica dei reflui zootecnici e dei rifiuti del settore agro-alimentare. Tali gas sono ricavati dalla gassificazione dei prodotti di scarto di derivazione agro-zootecnica.

Queste nuove tecnologie, rappresentano un’occasione unica per il futuro dell’economia agricola e zootecnica, soprattutto in questo periodo di grave recessione per questi due settori, senza considerare che ciò che sarebbe rifiuto di scarto si trasformerebbe in risorsa.

Teniamo in considerazione queste nuove fonti di energia

Per qualsiasi cosa scrivete nella casella commenti le vostre considerazioni, contestazioni, eccetera.

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