Il calvario dei detenuti nel mondo

Voglio riproporre interamente di seguito lo speciale che Rodolfo Fellini ha pubblicato in questo mese di gennaio su Televideo-Rai. Penso che possa essere un buon esempio di come a volte strumenti che teniamo poco in considerazione possano “nascondere” qualcosa che sarebbe opportuno non perdere….

IL CALVARIO DEI DETENUTI NEL MONDO

Negli ultimi anni, in tutto il mondo si sono moltiplicate le associazioni a difesa dei diritti dei detenuti. Un movimento trasversale denuncia come i governi, a qualsiasi latitudine, tendano a trattare i reclusi nelle carceri come cittadini di serie B, con frequenti violazioni di diritti umani che si consumano nell’indifferenza generale. I dati parlano di torture e maltrattamenti sempre più diffusi, detenzioni arbitrarie che si protraggono anche per anni, penitenziari sovraffollati, condizioni igienico-sanitarie al di sotto degli standard minimi, epidemie e alti tassi di mortalità in cella.

ALCUNI DATI DAL RAPPORTO AMNESTY
Pur non occupandosi specificamente delle condizioni di detenzione, l’ultimo rapporto di Amnesty International contiene alcuni dati significativi. In 37 Paesi si registrano detenzioni senza accusa né processo; torture e maltrattamenti sono messi in atto dalle autorità di 95 Paesi, e 32 sono quelli in cui esistono prigionieri di coscienza. Situazioni di particolare gravità in Asia, che resta il continente con il più alto numero di esecuzioni capitali. Allarme anche in Europa, nelle cui carceri sono stati segnalati abusi ai danni dei detenuti stranieri, cui talvolta è stata ostacolata l’assistenza legale.

L’ESPERIENZA DELLE CARCERI PRIVATE
Fin dagli anni ‘80, Stati Uniti e Regno Unito hanno sperimentato una crescente presenza del privato nella costruzione e la gestione delle case circondariali. L’argomento è stato studiato da Roger Matthews, del Centre for Criminology dell’Università inglese del Middlesex. “Il tema dell’immoralità del profitto ricavato a spese della sofferenza dei detenuti -rileva- fu presto soppiantato dalle promesse di efficienza e di riduzione dei costi portate dalla privatizzazione. In base a logiche di mercato, è nato il ‘complesso industriale carcerario’, propenso ad anteporre i profitti alle persone”.

IL DISAGIO SUBSAHARIANO
Il dato che più colpisce, in Africa, è il sovraffollamento degli istituti: il record negativo nel Malawi, con 45.000 detenuti per una capienza di 10.000. Ma anche Kenya, Ruanda, Sudafrica, Tanzania, Uganda sono ben oltre il 200%. Il problema non è solo la carenza di pene alternative, ma soprattutto di condizioni di detenzione diversificate a seconda del reato commesso. Ovunque regnano insalubrità e scarsità di cibo. Le politiche ultra-repressive, che sono ormai moneta corrente in tutto il continente, fanno aumentare il numero dei detenuti. La riforma dei sistemi penali viene invocata da più parti.

AMMUTINAMENTI LATINO-AMERICANI
Il numero dei detenuti in America Latina ha superato i 650.000 nel 2004, a fronte di una capienza dei penitenziari di circa 450.000 unità. Le carceri del subcontinente, che l’Onu ha definito “depositi di esseri umani” e “scuole di criminalità”, sono le più affollate da condannati per piccoli reati; le pene alternative sono una rarità e gli omicidi all’interno delle carceri sono 25 volte più numerosi che fuori. I dati in possesso delle Nazioni Unite mostrano come gran parte dei detenuti sia in attesa di giudizio: sono il 79% in Honduras, il 72% in Uruguay, il 70% in Ecuador, il 67% in Perù.

RUSSIA, DILAGA LA TUBERCOLOSI
In Europa, le carceri più insalubri si trovano in Russia, Paese dove un uomo adulto su 4 ha alle spalle un’esperienza da recluso in prigioni o gulag. Lo denuncia il “Moscow Center for Prison Reform“, che da tempo si batte per rinnovare le leggi che regolano il sistema penitenziario russo,in gran parte rimasto lo stesso dei tempi dell’Urss. Le cifre ufficiali parlano di 877.000 detenuti, di cui il 10% malati di tubercolosi e il 4% di Aids. Chi vive in carcere non supera i 57 anni di età. Di positivo c’è il numero relativamente alto (641.000) di condannati per reati minori, legati a pene alternative.

PROPOSTE DI “PENAL REFORM”
Dal 1989, Penal Reform International si batte in 80 Paesi assieme alle Organizzazioni non governative per l’adozione di riforme penali che si adattino alle varie diversità culturali e sociali. L’azione di Pri si basa sulla Carta internazionale dei Diritti civili, secondo la quale “ogni persona privata della libertà va trattata con umanità e nel rispetto della sua dignità“. Tra le soluzioni proposte, specie per i Paesi emergenti, il taglio sui costi di detenzione, partendo dall’assunto che le prigioni non sono l’unica risposta alla criminalità, e che un ricorso eccessivo a esse è dannoso per la società. Penal Reform ritiene che la strada verso la riforma dei sistemi penali possa risultare più agevole se inquadrata in forme di cooperazione tra governi e Ong. Convinto che in nessuna area del mondo ci sia una giustizia penale perfetta, Pri punta a individuare e sostenere il sistema più adatto a ciascuna regione, basandosi su normative internazionali. L’associazione non risparmia critiche al sistema occidentale, cui spesso si rifà il Terzo mondo. Anzi, essa promuove modelli di giustizia che tengano in maggior considerazione gli aspetti umani nati dalla tradizione e da metodi anticamente in uso tra comunità locali.

ITALIA, LE CIFRE DI ANTIGONE
Lo scorso 20 settembre, l’associazione Antigone celebrava l’entrata in vigore della riforma dell’ordinamento penitenziario ricordando le gravi inadempienze delle strutture italiane. I disagi maggiori riguardano la mancanza di servizi igienici e di acqua nelle celle, l’inadeguatezza dei servizi di mensa e dei mediatori culturali.
In Italia ci sono oggi 207 carceri, per una capienza regolamentare complessiva di 42.959 detenuti. Sono invece presenti 59.649 persone, di cui 19.071 stranieri e 2.843 donne. Il sovraffollamento è emergenza a Bologna (più del doppio del previsto), Palermo e Bari.

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