Dal Ciad: Numeri Di Schiavitù
(Testimonianze inviateci da un caro amico missionario in Ciad che condivide così con noi e voi le sue esperienze…)
Da qualche anno il Ciad fa parte della stretta cerchia dei paesi produttori di petrolio; le sue riserve sono oggi calcolate dai 3 ai 5 miliardi di barili, ma gran parte del territorio è ancora da esplorare.
Attualmente il petrolio ciadiano è gestito da due compagnie statunitensi (Esso e Chevron) e da una della Malesia. Lo pagano a poco più di 15,50 dollari il barile: da confrontare con i prezzi internazionali in vigore! Dall’ottobre 2003 ad agosto 2004 esse hanno messo sul mercato internazionale petrolio ciadiano, per un importo di 900 milioni di dollari: al Tchad sono stati pagati 40 milioni di dollari, cioè il 4,5%. E del poco che qui arriva, il 50% è incamerato direttamente dal governo, il 10% se lo prendono i vari capi locali, e per la vita del popolo resta il 40%.
In compenso, la gente deve subirsi tutti i danni ambientali che l’esplorazione del petrolio comporta: la distruzione della vegetazione nativa ed anche di superfici coltivate - i prodotti chimici, che rendono sterili i terreni - le scorie di ogni sorta lasciate a cielo aperto - soprattutto l’inquinamento delle falde acquifere.
Inoltre, assiste impotente alla distruzione del patrimonio culturale e tradizionale, di aree per loro sacre e di cimiteri, con le indenizzazioni irrisorie che ne riceve: un grande albero sacro, importantissimo per più villaggi, è stato indenizzato con 45,00 €, e due siti culturali tradizionali con 180,00 €!
Più gravi sono le difficoltà sociali che deve affrontare: violazione di elementari diritti umani: un’azione giudiziaria mossa da oltre 1000 ex-lavoratori ha portato alla condanna delle compagnie, ma è intervenuto il console degli Stati Uniti ed ha messo tutto a tacere! - spostamenti massicci di mano d’opera, con forti riflessi negativi sulla vita delle famiglie - aumento delle malattie, sia per la polvere dei veicoli, sia per l’inquinamento dell’aria con i componenti del petrolio portato in superficie - con l’arrivo dei ‘bianchi ricchi’, il costo di vita è in continua crescita.
Da quanto sopra, si intuisce che il petrolio ciadiano viene “svenduto”, e che la popolazione è vittima, non beneficiaria del suo sfruttamento: è costretta a pagare un pesante tributo, in termini finanziari, sociali ed ambientali. A conferma della regola mondiale: i poveri saranno sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi…, a prezzo della schiavitù dei poveri.
La società sta tentando organizzarsi; tra l’altro, ha lanciato un appello alla Banca Mondiale “per uno sfruttamento giusto del nostro petrolio”: essa ha risposto… picche, con il pretesto che quanto più si estrae più si potrà combattere la povertà in Ciad!
E noi, Chiesa ciadiana? I vescovi si sono espressi con chiarezza ancor prima che il governo firmasse i contratti con le compagnie, esortando a non aver fretta, a migliorarli: sono stati accusati di antipatriottismo! Ora ci si sforza di appoggiare in ogni maniera le organizzazioni in difesa della gente: il petrolio se ne va, ma ci obbliga a prendere posizione, a tener viva la speranza tra questi nuovi “schiavi”, nostri fratelli.


