dic
29
2005
2

Il 2005 al termine…. prima raccolta di articoli

E così il 2005 volge al termine. Per non lasciare che i contenuti di queste pagine vadano persi o si lascino nascondere dal passare del tempo vi proponiamo una loro raccolta; in un unico file html potrete sfogliare tutti i posts sinora pubblicati, comprensivi di link ad eventuali foto, siti collegati e commenti inviati.
Cliccando qui potrete scaricare il file (pacchetto Zip).
(Per una sua corretta visualizzazione è necessario essere collegati a internet)

Da tutti noi i migliori Auguri di un Felice Natale e di un Anno nuovo all’insegna della pace e della gioia.
A presto….. e buone vacanze!

Written by admin in: Benvenuti |
dic
29
2005
2

E’ attiva la newsletter di Come2discuss

Finalmente è attivo il servizio di newsletter del blog…. provatelo!
(cliccate sul banner o sul link nella colonna di destra)

Written by admin in: Benvenuti |
dic
29
2005
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VIAGGIO IN TANZANIA: SECONDA PUNTATA

(clicca sulla foto per vedere anche le altre)

Ovviamente il viaggio è stata occasione per conoscere e apprezzare un altra cultura, un diverso sistema sociale, politico e istituzionale.
Prima della partenza, raccogliemmo solo alcune notizie dal Sito del Ministero degli Esteri italiano, che ci parlava (in un documentato rapporto) di un paese socialmente pacificato in cui sarebbe stato opportuno investire.
Molto interesse ci avevano suscitato alcuni reportage dell’associazione di volontariato “Caschi Bianchi”, che parlava dei problemi profondi di un paese che, non potendo garantire a tutta la popolazione un livello elevato di istruzione, si trova a dover fare delle scelte e a gestire un sistema con pochi fondi; questa carenza comporta la necessità da parte di alcuni studenti di provvedere con fondi propri alle ripetizioni degli insegnati.
In effetti, una delle prime attività con cui siamo venuti a contatto sul posto, è stata quella della Scuola: guardando alla carenza delle strutture, alla straordinaria presenza di bambini e ragazzi in ogni classe, è stato facile comprendere il ruolo delle ONG che, come il CUAMM (l’organizzazione di medici italiana che ic ha ospitati) gestiscono fondi i n proprio e li usano per curare delle adozioni a distanza di alcuni ragazzi, sulla cui formazione scolastica vigilano.
In effetti l’abbandono scolastico è un fenomeno preocupante, dato dalla povertà e da alcuni casi particolari (ragazze madri).
L’AIDS è una delle princiapali cause di mortalità, un problema in cui si intrecciano le sfirde della ricerca medica, i serivzi sociali e la cultura popolare (che definisce l’AIDS come una sorta di maledizione).
Sul tema le incomprensioni sono molte, anche tra le stesse organizzazioni che garantisocno servizi nel paese: infatti, ragioni organizzative e ragioni di approccio con la popolazione locale, obbligano a far gestire le struture dalle Suore; le Suore sono sostanzialmente contrarie all’educazione agli strumenti anticoncezionali, fino a spingersi (questa l’analisi fatta da alcuni medici con cui abbiamo parlato) a un opera di disinformazione in materia.
Un Altro appunto, viene mosso alla loro gestione dei medicinali; secondo alcuni medici, infatti, le suore spesso si opporrebbero a elargire i farmaci richiesti dai pazienti su autorizzazione dei medici stessi.
I problemi gesitonali sono dunque presenti, ma ciò non toglie nulla al meritorio lavoro delle suore, nell’ambito della gestione dei dispensari medici (in cui si presta anche opera di primo soccorso) e anche nella creazione di posti di lavoro nella coltivazione delle loro terre, i cui proventi vengono rivenduti nei mercati cittadini.
Il CUAMM ha appena ultimato la costruzione di una nuova sala operatoria, e porta avanti il progetto di lotta all’AIDS che coinvolge quattro diocesi del paese, progetto che riguarda la lotta al passaggio del virus dalla madre al figlio e la sicurezza dei medici che si trovano ad operare con malati di AIDS e che rischiano il contatto con il loro sangue.
Certamente l’opera delle ONG subisce la difficltà di ricambio degli operatori umanitari, oltre ai classici problemi della raccolta fondi e della burocrazia nei rapporti con la Cooperazione Italiana che coordina le ONG italiane.
La loro opera resta essenziale in un paese che risulta essere si pacificato, al di la dei conflitti politici interni, ma anocra incapace di garantire un sistema di servizi pienamente autonomo .

dic
29
2005
2

Natale in stazione a Padova

 

(clicca sulla foto per vedere le altre)

Volevo solo riportare la bella iniziativa che anche quest’anno è stata realizzata a Padova, la celebrazione del Natale in stazione, assieme agli emarginati e hai senza tetto, in compagnia di molte associazioni che operano attivamente nel sociale in favore dei meno fortunati e di chi necessità di assistenza, di cure, o anche solo di compagnia, di semplici gesti… Troverete delle foto nella pagina apposita…Un augurio di cuore a tutti voi!
dic
23
2005
2

Accolgienza e gratuità  in via Rudena

Anche quest’anno è aperto in via Rudena a Padova il dormitorio per le persone senza fissa dimora. A gestirlo è l’associazione Santa Elisabetta di Padova, attenta alle esigenze dei meno fortunati e degli emarginati della società.
Sono alla mia prima esperienza di volontariato di questo tipo, e quindi alla mia prima notte da trascorrere in compagnia, direi, di queste persone; dico in compagnia perchè di questo si tratta, di STARE con la gente, di spendere del tempo, di offrire gratuitamente una serata e una notte accanto a persone che probabilmente spesso neanche vediamo, o che la maggior parte delle volte non notiamo. Vi racconterò allora quello che ho vissuto la sera di mercoledì 14 dicembre.

Un poco in ansia, ma molto incuriosito, visto che non sapevo ancora con precisione il luogo esatto in cui sta il dormitorio, prendendomi per tempo, ho cominciato, una volta imboccata via Rudena, a osservare attentamente i campanelli delle case, le porte, eventuali cartelli o insegne appese fuori… sembravo un tipo un po’ disorientato, e in effetti un tantino lo ero.
Non mi ci è voluto molto, però, alla fine per trovare lo “stipite” giusto. Davanti a una piccola porta, sotto al porticato di destra, infatti, già attendevano l’apertura della struttura 4 o 5 persone. Mi sono quindi avvicinato, devo dire con sorpresa, ed è iniziato immediatamente e con molta semplicità un dialogo tra noi. Non sono stato io il primo, come volontario ad accogliere quegli ospiti, sono stati loro a voler stringermi la mano, a chiedermi il nome, a farmi sentire a casa mia…
Un attimo dopo è arrivato l’altro volontario, al quale farò d’ora in avanti riferimento per il turno che mi spetta. Al dormitorio ogni sera ci si trova in 2, un volontario “esperto” di turno settimanalmente, e un altro che mensilmente lo affianca, cosicchè si possa facilmente gestire la “casa”, senza dover preoccuparsi per qualsiasi eventualità.
Come d’abitudine gli ospiti entrano, salutano, molto calorosamente devo dire, scherzano tra loro e con noi 2, raccontano la loro giornata, chiedono del caffè per scaldarsi e per scrollarsi di dosso un po’ di stanchezza quotidiana, poi piano piano salgono le scale, ognuno verso la stanza dove abitualmente dorme… si sistemano, trovando sollievo anche attraverso un bagno caldo, e infine, chi prima chi dopo, si godono il cuscino. Ah, dimenticavo, spesso e volentieri, mi hanno detto, ci si intrattiene sino a tardi in giochi con le carte, per i quali, l’ho potuto constatare, sono decisamente “tagliati”.

Bè, molto altro quella sera non ho fatto, ma d’altronde non è stato difficile capire in quelle poche ore, quanto sia più importante la presenza, la disponibilità e la condivisione di spazi e tempi, della pur forte volontà di voler subito risolvere i problemi…
Ringrazio davvero chi mi ha dato la possibilità di cominciare questo importante servizio; per il momento mi fermo qui, non senza il proposito però di ritornare in queste pagine per dare spazio e “voce” a realtà come questa, che ormai troppo spesso sono lasciate fuori dalla “normalità” pericolosa e sorda della nostra società.

Written by Daniele in: Esperienze |
dic
19
2005
2

Dal Ciad: Natale di Vita


(continua il contatto con don Egidio e con il Ciad…)

Nel villaggio di Doguigui, ad 8 Km. dalla città, abbiamo aiutato un gruppo di genitori ad avviare una scuola per i più piccoli già in età scolare: i bambini di 6-7 anni non ce la farebbero a percorrere a piedi i 6+6 Km. fino alla scuola più vicina (lo ’scuola-bus’ qui è ancora da inventare), e comincerebbero la scuola in ritardo. I genitori hanno costruito l’”edificio”: 5 x 3 metri, naturalmente chiusi con pali e stuoie e coperti con paglia. Noi abbiamo portato un tavolo, una sedia ed una lavagna, mentre i “banchi” sono del posto: alcuni pezzi di tronchi d’albero per terra. Noi ci impegniamo a pagare il maestro: 22,00 € al mese, secondo lo stipendio dei maestri volontari nelle scuole comunitarie!… e siccome abita in città, si fa ogni giorno 16 Km. in bicicletta…
Qui in un quartiere, invece, si sta ultimando la costruzione del “Centro culturale NICOLA”: con la sua biblioteca, servirà come appoggio di studio per gli alunni del quartiere. Ma intanto nelle due stanze quasi ultimate funziona già un corso di alfabetizzazione per adolescenti che non hanno mai messo piede a scuola: una quarantina sono presenti ogni mattina. Qui abbiamo provveduto i tavoli, con relative panche: più avanti serviranno per gli utenti della biblioteca. I maestri sono due ragazzi che hanno concluso i loro studi e che sono stati preparati ad hoc da un responsabile di comunità: impegnato nel settore educazione dello stato, si è offerto spontaneamente per questo. Anche i due ragazzi-maestri ricevono i loro bravi 22,00 € al mese!
Parecchi giovani erano soliti venir a chiederci aiuto in denaro, per i più svariati motivi: per i quaderni o la divisa della scuola, per qualche malessere fisico proprio o di qualcuno della famiglia, per aggiustare la bicicletta, per iscriversi a qualche concorso pubblico… Naturalmente non abbiamo mai imboccato la strada dell’elemosina: non sarebbe vero aiuto e creerebbe solo dipendenza. Abbiamo invece pensato di creare lavoro: chi ha bisogno di soldi, se li guadagni. Così è partita anche l’iniziativa degli orti: le suore hanno messo a disposizione un loro terreno già recintato; abbiamo provveduto ad aprire un pozzo, che fornirà l’acqua necessaria; abbiamo acquistato gli attrezzi necessari (zappe, pale, secchie ed annaffiatoi, qualche carriola, un carrettino a mano); su un angolo del terreno, un magazzino rustico per custodire il tutto… E così, una ventina di giovani passano alcune ore al giorno attorno alle loro aiuole: da qui a 30-40 giorni avranno i loro pomodoro, radicchi, carote da vendere, ed i soldi di cui hanno bisogno.
I bambini di Doguigui, gli adolescenti dell’alfabetizzazione, i giovani degli orti… anche per loro è Natale: una speranza nuova, una possibilità di impegno diverso, qualcosa di nuovo nella loro vita, un inizio di VITA più vera.
Ho raccontato tutto al plurale: lo si fa assieme, voi e noi. Tutto questo è possibile grazie a quanto voi avete condiviso e ci avete affidato. Grazie anche al vostro “pranzo di Natale”, in cui riservate uno o più posti per i fratelli ciadiani. Giunga a tutti, grande grande, la loro, e nostra, riconoscenza più vera: è bello “essere” Natale-Vita gli uni per gli altri!

Written by don egidio in: Missione, Posta in arrivo |
dic
18
2005
2

USA-Guantanamo: qualcosa si muove?

Che in America stia cambiando qualcosa? Le notizie che giungono ultimamente dagli States sembrano ventilare novità non da poco nel panorama politico-sociale statunitense. Cominciando dal più recente problema che il Presidente Bush sta affrontando, il difficile rinnovo della “fiducia” al Patriot Act, e finendo con la meno recente sconfitta della Casa Bianca in ambito di trattamenti dei detenuti, più precisamente di uso della tortura negli interrogatori o a danno di presunti terroristi per motivi di “sicurezza nazionale”, non risulta difficile provare a tracciare una linea di continuità nei processi e nei dibattiti politici, volti a “scrollare” un poco, forse neanche tanto, la solidità con la quale l’America vorrebbe presentarsi al mondo, ma prima di tutto a sé stessa.
Non bisogna dimenticare che la risoluzione, che ribadisce la contrarietà della maggior parte della classe dirigente all’uso di metodi “disumani” contro i detenuti, ha, purtroppo, un valore solo simbolico. Tuttavia è già un importante passo avanti verso l’apertura, perlomeno, di un dibattito politico di alto livello, non più solo di competenza della società civile organizzata.
Rimango all’interno di quest’ultima tematica e riporto qualche parere espresso in merito dalla stampa statunitense, per rendere magari più chiara la risonanza e il peso della cosa, citando anche le proteste da parte di qualche Repubblicano:
(fonte: www.internazionale.it, link all’articolo “Vittoria per i diritti umani” – www.internazionale.it/home/primopiano.php?id=11265)

[…]
Secondo il Los Angeles Times “il provvedimento chiarisce la posizione degli Stati Uniti sulla tortura ed è stato approvato a larga maggioranza. Nonostante ciò, l’amministrazione Bush ha cercato di ostacolare l’approvazione come ha sempre cercato di screditare il lavoro del repubblicano McCain”.

L’opposizione del governo è inspiegabile anche per il quotidiano Usa Today che ritiene l’emendamento di McCain “un necessario adeguamento agli standard mondiali, definiti da una convenzione internazionale che gli Stati Uniti hanno ratificato nel 1994″.

Sempre Usa Today pubblica un commento di Andrew McCarthy e Clifford May che sottolineano invece la necessità di usare maniere forti nella lotta al terrorismo. Secondo gli autori dell’articolo l’emendamento indebolirebbe le possibilità di difesa del paese “minacciato da nemici senza legge”. Criticano inoltre McCain e i suoi sostenitori che secondo l’autore “promuovono politiche autodistruttive fondate su una moralità perversa”.

L’amministrazione Bush non è però intenzionata a pubblicizzare i metodi, legali o illegali, utilizzati nella lotta al terrorismo. Come scrive il Washington Post, alcune fonti non identificate hanno rivelato che “all’interno di un manuale d’addestramento delle forze armate è stata aggiunta un’appendice di dieci pagine in cui si elencano le procedure da seguire durante un interrogatorio”.
[…]

Quello che però fa riflettere è questo: come mai dopo una tale risoluzione lo stesso McCain afferma: “Gli Stati Uniti non praticano la tortura e trattano tutti i prigionieri, anche quelli peggiori, in base a standard umani” (La Repubblica – venerdì 16 dicembre , “Torture sconfitta della casa bianca”, di Alberto Flores D’Arcais)? Stupiscono infatti tali parole dopo un gesto che, da quanto si apprende, va contro, o comunque vieta, in un momento cruciale sotto questo punto di vista, l’uso di un comportamento contrario ai diritti dell’uomo. Sono numerose inoltre le denunce che affermano il contrario di quanto affermato, provenienti, tra l’atro da importanti voci del panorama internazionale quali Amnesty International e Human Rights Watch.

Recentemente è stata pubblicata dal quotidiano francese Le Monde un’importante inchiesta sulle condizioni di un detenuto di Guantanamo, arrestato in Pakistan quando ancora aveva 14 anni e tutt’ora in carcere senza un’accusa precisa e senza la possibilità di appellarsi ad una corte. L’inchiesta, tradotta e riportata dalla rivista Internazionale (2/8 dicembre 2005), getta ombre scure, non è la prima volta, sulla gestione del carcere americano dell’isola di Cuba, e denuncia in termini chiari e dettagliati le violazioni dei diritti umani che lì vengono perpetrate.
Qualche mese fa si è saputo di uno sciopero della fame che i prigionieri starebbero facendo nel carcere per protestare contro le orribili condizioni della loro detenzione e contro l’impossibilità di appello, di fatto, a una corte federale americana.

Riporto quanto David Remes, avvocato di diversi detenuti dello Yemen, afferma all’interno di un’intervista rivoltagli da L.GALASSI (Peace Reporter) (GUANTANAMO: Da tre anni detenuto senza accuse. Da un mese fanno lo sciopero della fame – da Rebelión – 21 ottobre 2005)

[…]
Domanda: “ Ma non esiste una sentenza della Corte Suprema del 2004 che stabilisce che i detenuti possono essere processati da una corte federale americana?”

D.R.: “Il governo federale ha sostenuto che le corti federali non hanno competenza su Guantanamo, perché Guantanamo non forma parte del territorio sovrano degli EE.UU! ed è stata allegata anche la questione dell’extra-territorialitá. La Corte Suprema ha riconosciuto che Guantanamo è, a tutti gli effetti, un territorio americano perché vi si applicano le leggi americana. Una legge federale, per esempio, la Federal Endangered Species Act, protegge specie in pericolo dell’isola, come l’iguana. Non esiste un motivo per cui si possa differenziare Guantanamo da qualsiasi altro territorio o Stato degli USA. E la Corte Suprema ha decretato, nell’aprile del 2004, che i prigionieri avevano il diritto di presentare un ricorso al Governo che deve motivare la loro reclusione. Il governo degli Stati Uniti ha però interpretato in modo molto restrittivo la sentenza della Corte Suprema, basandosi sul fatto che i prigionieri non hanno diritti tutelati dalla legge, e questa è la realtà, che non hanno diritti garantiti dalla Costituzione degli Stati Uniti nè garanzie del Diritto Internazionale. Questa “inconsistenza giuridica” della loro posizione o, in altre parole, l’impossibilità di protestare per l’illegalità della loro situazione, fa sì che se un prigioniero presenta un ricorso presso un tribunale civile, quest’ultimo non ha altra scelta che quella di respingerlo. In sostanza, i prigionieri che possono presentare i ricorsi che sono solamente pezzi di carta inutili, perché i prigionieri non hanno diritti di sorta. In questo modo, il Governo ha trasformato la sentenza della Corte Suprema in una vuota formalità”.

Domanda: “Cosa succederà adesso? I prigionieri non avranno possibilità d’appello?”

D.R.: “Questo è il nodo della questione. Stiamo combattendo, stiamo analizzando il sistema giudiziario statunitense. Il giudice federale Joyce Hens Green ha stabilito che la possibilità di mettere un ricorso non consiste solo nella presentazione di un pezzo di carta automaticamente respinto. Questo giudice sostiene che la Corte Suprema offre ai prigionieri il diritto d’esigere dal governo una giustificazione della reclusione e che gli stessi prigionieri devono avere diritti tutelati dalla legge. Ma un altro giudice è arrivato alla conclusione opposta e ha dato la ragione al governo. Ora i due giudici hanno fatto appello e il Tribunale d’Appello del distretto di Columbia sta esaminando le due tesi”.
[…]

(per leggere il testo dell’intera intervista: http://cubainforma.interfree.it/2005/dirittiumani/guanta/demas.htm)

Per concludere sottolineo l’importanza di quanto questi documenti, queste affermazioni, questi fatti mettono in luce e proprio per questo, come già altre volte ho fatto, vi invito tutti a tenervi aggiornati in merito, magari inserendo di seguito a questo post (attraverso i commenti) ciò che trovate.

Written by Daniele in: Diritti Umani |
dic
17
2005
2

Dal Ciad: numeri di schiavitù


(Testimonianze inviateci da un caro amico missionario in Ciad che condivide così con noi e voi le sue esperienze…)

Da qualche anno il Ciad fa parte della stretta cerchia dei paesi produttori di petrolio; le sue riserve sono oggi calcolate dai 3 ai 5 miliardi di barili, ma gran parte del territorio è ancora da esplorare.
Attualmente il petrolio ciadiano è gestito da due compagnie statunitensi (Esso e Chevron) e da una della Malesia. Lo pagano a poco più di 15,50 dollari il barile: da confrontare con i prezzi internazionali in vigore! Dall’ottobre 2003 ad agosto 2004 esse hanno messo sul mercato internazionale petrolio ciadiano, per un importo di 900 milioni di dollari: al Tchad sono stati pagati 40 milioni di dollari, cioè il 4,5%. E del poco che qui arriva, il 50% è incamerato direttamente dal governo, il 10% se lo prendono i vari capi locali, e per la vita del popolo resta il 40%.
In compenso, la gente deve subirsi tutti i danni ambientali che l’esplorazione del petrolio comporta: la distruzione della vegetazione nativa ed anche di superfici coltivate – i prodotti chimici, che rendono sterili i terreni – le scorie di ogni sorta lasciate a cielo aperto – soprattutto l’inquinamento delle falde acquifere.
Inoltre, assiste impotente alla distruzione del patrimonio culturale e tradizionale, di aree per loro sacre e di cimiteri, con le indenizzazioni irrisorie che ne riceve: un grande albero sacro, importantissimo per più villaggi, è stato indenizzato con 45,00 €, e due siti culturali tradizionali con 180,00 €!
Più gravi sono le difficoltà sociali che deve affrontare: violazione di elementari diritti umani: un’azione giudiziaria mossa da oltre 1000 ex-lavoratori ha portato alla condanna delle compagnie, ma è intervenuto il console degli Stati Uniti ed ha messo tutto a tacere! – spostamenti massicci di mano d’opera, con forti riflessi negativi sulla vita delle famiglie – aumento delle malattie, sia per la polvere dei veicoli, sia per l’inquinamento dell’aria con i componenti del petrolio portato in superficie – con l’arrivo dei ‘bianchi ricchi’, il costo di vita è in continua crescita.

Da quanto sopra, si intuisce che il petrolio ciadiano viene “svenduto”, e che la popolazione è vittima, non beneficiaria del suo sfruttamento: è costretta a pagare un pesante tributo, in termini finanziari, sociali ed ambientali. A conferma della regola mondiale: i poveri saranno sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi…, a prezzo della schiavitù dei poveri.
La società sta tentando organizzarsi; tra l’altro, ha lanciato un appello alla Banca Mondiale “per uno sfruttamento giusto del nostro petrolio”: essa ha risposto… picche, con il pretesto che quanto più si estrae più si potrà combattere la povertà in Ciad!

E noi, Chiesa ciadiana? I vescovi si sono espressi con chiarezza ancor prima che il governo firmasse i contratti con le compagnie, esortando a non aver fretta, a migliorarli: sono stati accusati di antipatriottismo! Ora ci si sforza di appoggiare in ogni maniera le organizzazioni in difesa della gente: il petrolio se ne va, ma ci obbliga a prendere posizione, a tener viva la speranza tra questi nuovi “schiavi”, nostri fratelli.

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