LA TUNISIA E IL SUMMIT DELLA (DIS)INFOMRAZIONE

“We encourage the development of multi-stakeholder processes at the national, regional and international levels to discuss and collaborate on the expansion and diffusion of the Internet as a means to support development efforts to achieve internationally-agreed development goals and objectives, including the Millennium Development Goals”
Con questi termini si esprime la”Tunis Agenda for information Society”, con parole che sanno di erudita mondialità.
Parole usate come base del Summit Mondiale sulla società dell’informazione, conclusosi oggi a Tunisi.
Ma la realtà fotografata e denunciata in questi giorni da Amnesty International è molto diversa, e parla di un paese in cui proprio nei mesi precedenti al Summit sono stato incrementati i provvedimenti repressivi della libertà di espressione.
Amnesty fa notare in particolare l’uso dello strumento legislativo per reprimere: anzitutto la legge “Antiterrorismo” che ha del terrorismo stesso una visione molto vaga, che permette di colpire qualunque forma di opposizione.
Inoltre si segnala anche una legge sulla Privacy, che vieta la pubblicazione di ogni informazione ritenuta lesiva di questo diritto, anche con riferimento alla gestione della cosa pubblica.
Nella Home Page del sito, Amnesty chiede la liberazione di Mohammed Abbou, giornalista e giurista tunisino, condannato a due anni e mezzo di carcere per aver pubblicato notizie sul divieto di informazione autonoma nel paese.
In effetti il rapporto di A.I. segnala casi di impossibilità di consultare lo stesso sito dell’ONU.
Certamente non va dimenticato il grave contesto della situazione generale dei diritti umani nel paese, caratterizzato da processi iniqui e detenzioni che si protraggono eccessivamente.
La stessa associazione nazionale dei Magistrati tunisini ha denunciato il diniego del diritto-dovere di inamovibilità del magistrato da parte del ministero della Tutela (equivalente del ministero della giustizia) che attuerebbe una grave opera di ingerenza.
Grave è da considerare, sempre guardando al rapporto di A.I. sui diritti all’informazione in Tunisia, l’atteggiamento dell’UE, che nel 1998 aveva firmato un accordo sul rispetto dei diritti umani e delle libertà politiche, ma che nulla ha fatto per verificarne l’attuazione.
Tuttavia l’UE e 11 paesi riuniti in preparazione al summit, hanno firmato un documento che intime la Tunisia di sostenere la libertà di espressione nel paese.
Personalmente, a me non resta che aggiungere quanto appreso dal sito dell’Ambasciata italiana in Tunisia, che saluta l’Accordo di Cooperazione politica e di sicurezza siglato con la Tunisia e che prevede frequenti incontri bilaterali di alto livello, che sanciscono l’identità di vedute dei due paesi sui temi di politica internazionale (come si può leggere dal sito della Farnesina).
Il Ministero degli Esteri ricorda inoltre come la Tunisia benefici di uno speciale “bonus” per i suoi cittadini immigrati in Italia, pari a 3.000 persone la cui presenza risulta gradita nel nostro paese.
Al summit si è segnalata la presenza di Shirin Ebadi, presidente dell’Associazione dei difensori dei diritti umani e premio nobel per la pace del 2003.
A conclusione del summit, la signora Ebadi, ha lanciato in una conferenza stampa un violento atto d’accusa contro i governi che vogliono oscurare l’informazione e i paesi più sviluppati che si interessano esclusivamente di tenere una posizione privilegiata nella gestione degli strumenti tecnici per consolidare il proprio monopolio
La signora Ebadi, premio Nobel per la Pace del 2003, si è associata alle manifestazioni delle associazioni per i diritti umani, nella richiesta di scarcerazione e libertà di espressione per i dissidenti del paese.
Un rappresentante di Amnesty International e un altro di Reporters sans frontières (associazione non invitata al Summit) sono stati respinti.
Un Summit, concludendo, che lascia molti dubbi sulla reale volontà di giocare la sfida fondamentale dell’informazione: l’ONU e la UE che oggi sono punti di riferimento nella lotta per l’affermazione dei diritti umani, appaiono scarsamente incisivi e quasi indolenti di fronte a uno scenario che, se confermato, tarderà di molto il tempo dell’affermazione dei diritti e della democrazia internazionale.

Riferimenti
Rapporto di Amnesty International sul diritto di informazione in Tunisia
Rapporto sui Diritti Umani 2005 edizioni EGA
Il Manifesto
Sito WSIS (World Summit on Information Society)

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