LA STRADA DEI DIRITTI UMANI IN U.S.A. DOPO ROSA PARKS
Un pomeriggio del lontano 1955 una donna di colore di nome Rosa Parks, provocò lo scompiglio in un autobus di una cittadina dell’allora razzista stato dell’Alabama.
Seduta nei posti della parte anteriore del veicolo (secondo la legge riservata alla gente di pelle bianca) si rifiutò di cedere il posto e venne denunciata, dando inizio a una esaltante risposta delle formazioni per i diritti civili guidate dal pastore battista Martin Luther King, che avviò il progetto di boicottaggio dei veicoli publbici, sostituiti dal mutuo soccorso della gente nera.
Quella esaltante stagione si concluse con la vittoria del processo per la signora Rosa, della coincidente assoluzione per lo stasso King (anche egli rinviato a giudizio) che di li a qualche anno sarebbe stato insignito del premio Nobel per la Pace.
Seguirono gli anni sessanta delle grandi speranze riformatrici legate all’amministrazione Kennedy, alle battaglie per i diritti civili e la parità dei diritti civili e sociali (dal programma per lo sviluppo giovanile al diritot di scuola comune per genti di ogni colore) , finiti poi per impallidire di fronte agli assassinii eccellenti dei fratelli Kennedy, di Malcolm X e di King e col divampare del conflitto del Vietnam.
Di certo il gesto di Rosa innescò un processo incontrovertibile, che ha resistito alle tragedie di quegli anni, per arrivare ai nostri tempi come una verità formalmente garantita, una pietra angolare del sistema dello stato di diritto USA.
Parlare oggi di Rosa Parks comporta ben più di una commemorazione, ma definisce la necessità di riavviare un progetto di impegno civile per risvegliare dal torpore il governo americano di fronte al tema dei diritti.
Il rapporto annuale di Amnesty International ( http://www.amnesty.it/pubblicazioni/index.html) denuncia il comportamento delle forze dell’ordine nel corso in numerose operazioni di pubblica sicurezza, attuate secondo A.I. con strumenti e tecniche violente comprensive di torture.
Si parla di armi a scossa elettrica” usati contro “anziani, minorenni, persone arrestate che non rispondono agli ordini degli agenti anche se inoffensivi al momento della cattura”; il rapporto denuncia 40 morti create da questi trattamenti .
Dopo l’11 settembre il clima negli USA si è fatto decisamente pensante, e si assiste così all’imprigionamento per ragioni di coscienza di due soldati che si rifiutano di tornare in Iraq: Il sergente Camilo Mejía Castello è stato condannato per diserzione per essersi rifiutato di tornare al fronte per ragioni morali, mentre il sergente Abdullah William Webster è stato condannato a 14 mesi di reclusione per aver rifiutato la partenza adducendo ragioni morali.
La stagione dei diritti negli USA del Patriot Act resta difficile; la questione della sicurezza appare controversa di fronte alla necessità di proteggere il commercio interno di armi riaffermando il diritto a un idea di autodifesa quantomeno discutibile.
Rosa Parks è stata commemorata dallo stesso Congresso che è responsabile della situazione su descritta.
Resta così evidente la necessità di un dibattito che, in un sistema globale e interdipendente come quello della nostra epoca, non può che essere internazionale e coinvolgere tutte le forze che vogliono una “nuova frontiera” per gli USA.
La strada intrapresa dall’Autobus su cui salì Rosa Parks aveva un tragitto ben definito da tutte le sue implicazioni morali inoppugnabili, legate alla dignità dell’uomo e alla sua “ricerca della felicità”.
Occorre recuperare quel percorso il più presto possibile.
Riferimenti:
Rapporto annuale Amnesty International 2005 (edizioni EGA)
Articolo tratto da ” La Repubblica” 1 novembre 2005
“John Kennedy. La lunga storia di una breve vita” Gianni Bisiach (edizioni Mondadori, 2000)
“Storia dei Neri d’America” Walter Mauro (edizioni Newton & Compton 1997)















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STREIKERTRANSPORT.
La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni, 1943-1945.
Edizione Guerini e Associati.
Libro di Giuseppe Valota
Recensione di Laura Tussi
Lo studio di ricerca di Giuseppe Valota, figlio di Guido, deportato politico soppresso a Mauthausen, Presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati di Sesto San Giovanni e Monza, è stato promosso dall’ANED, con il patrocinio della città di Sesto San Giovanni, della provincia di Milano, del comune di Milano e del consiglio di zona nove, con il sostegno della COOP Lombardia e di altre importanti associazioni, cooperative e aziende. La ricerca è edita da Guerini e Associati e dalla Fondazione-Istituto per La storia dell’età contemporanea. Il lavoro di documentazione ricostruisce, con passione civile ed umana e con serietà scientifica, uno spaccato storico dell’Italia dal 1943 al 1945 e, nello specifico, la vita delle fabbriche di Sesto San Giovanni. Sesto San Giovanni è stata una città industriale, con grandi centri di produzione, come la Breda, la Falck, la Pirelli, che nascono all’inizio del Novecento. Erano grandi poli industriali siderurgici, elettromeccanici e chimici e attiravano molti lavoratori dalla provincia, dalla bergamasca, dalla bresciana, dalla bassa milanese e dal Veneto. I lavoratori costituivano enormi villaggi dove lo Stato era assente e le fabbriche stesse si occupavano dell’assistenza per i dipendenti e i loro figli, creando la comunità di operai fuori e dentro il polo industriale stesso. Sesto San Giovanni ha subito le violenze e le persecuzioni fasciste. La dittatura è un modo di gestire il Paese e il problema nasce con il dissenso, quando qualcuno non è d’accordo e non può esprimere le proprie opinioni. Sesto San Giovanni è stata una delle aree industriali più importanti d’Italia ed Europa, per la concentrazione di fabbriche di lavoratori che hanno animato una Resistenza collettiva e di massa. La Resistenza operaia ha coinvolto la città e l’area milanese e lombarda, dove gli scioperi contro il fascismo e l’occupazione nazista e la deportazione in massa di lavoratori che scioperavano contro il nazifascismo, hanno assunto un valore emblematico, che ha travalicato i confini del territorio nazionale. Le deportazioni nei campi di sterminio nazisti di centinaia di donne e uomini, operaie e operai scioperanti, che si opponevano al regime di negazione della libertà nella repressione, nella guerra e nelle morti per stenti, percosse e fame, appare in questa raccolta di testimonianze più che mai di rilevanza attuale.
Il libro raccoglie racconti dettagliati di esperienze e diari di perseguitati, deportati per motivazioni politiche, colpevoli esclusivamente di essere operaie e operai scioperanti, di cui sono state elaborate e predisposte anche schede biografiche che ne consentono ancora oggi l’identificazione. In una prospettiva corale sono raccolti i ricordi, le memorie e le testimonianze dei lavoratori deportati di una comunità radicata nel rifiuto del fascismo e ancora attualmente impegnata nel promuovere il sentimento civile e umano, la coscienza collettiva dell’opposizione operaia e della resistenza, nel tratto forte della memoria della Seconda Guerra Mondiale, con le lotte di fabbrica, nella guerriglia e nella Resistenza partigiana di opposizione al regime. I testimoni dimostrano molto orgoglio, raccontando sommessamente le privazioni: la fame, il freddo, e le umiliazioni per condizioni di vita disumane, che tuttavia non fanno dimenticare a nessuno la propria dignità. Nei ricordi, nei racconti, nelle narrazioni domina lo spaesamento, con il graduale dileguarsi di ogni parametro di esistenza normale, nell’ostinato rifiuto dell’accettazione degli eventi terrificanti, della tragedia delle deportazioni, contraddistinta dal carattere inatteso, che appare gratuito e casuale, della cattura e del viaggio, il Transport appunto, verso i campi di concentramento e di sterminio. La vicenda che ha coinvolto e travolto queste lavoratrici e questi lavoratori si conclude senza trionfalismi, senza proclami altisonanti di vendetta e di patriottismo esasperati, ma con il ricordo duraturo del dolore e con il lutto per i compagni e gli amici morti nelle persecuzioni e nelle deportazioni di civili. L’importanza valoriale di questo studio di ricerca consiste nel ricordare e far monito degli eventi, così da non ripetere gli errori e gli orrori della storia…Per non dimenticare.
Laura Tussi