LA DISFATTA DEL REFERENDUM BRASILIANO

Per una volta niente giochi di parole.
Per una volta niente metafore o doppi sensi o tentativi di virtuosismi o di stemperare i termini.
alle 22.09 abbiamo appreso dal sito del Corriere della Sera (www.corriere.it), che il referendum per il quale si è votato in Brasile, e che chiedeva la fine della commercializzazione delle armi, ha seccamente perso.
Il dato è già disponibile poichè si è votato con tessera elettronica (l’esperimento più articolato di questa tecnica di voto mai fatta al mondo)
Nonostante la mobilitzione di tutte le principali confessioni religiose, delle organizzazioni sociali e (nonostante il calo di consensi dovuto agli scandali interni di corruzione) del governo Lula, il risultato è stato perentorio (64% favorevoli al mantenimento ha votato NO).
E’ fin troppo facilre immaginare chi, dal punto di vista finanziario e morale, potrà giovarsi di questo risultato, ma francamente non saprei dire quanto questo sia importante ora.
L’analisi vera da fare, riguarda il grave la decisione di una società che appena uin paio di anni fa si affacciava al mondo come una fulgida speranza di rinnovamento nel modo di intendere la coesione, giustizia e sicurezza sociale.
Il risultato di questo progetto mancato è un paese che riesce a far dire a quasi 7 cittadini su 10 che l’uso privato delle armi possa rappresentare un mezzo utile per la difesa personale, in barba ai dati che parlano di 38.000 morti l’anno e 100 vittime al giorno. (fonte www.diritto.net)
Quela del Brasile è una guerriglia urbana che non c’è. E’ il risultato di una guerra civile che non si combatte, ma ne presenta i crismi in vittime.
Forse il problema è alla radice; non credo basti una crisi di credibilità di un governo, per quanto grave, per giustificare il senso della decisione dei cittadini brasiliani: un senso deve averlo.
Se 100 morti al giorno possono esere ritenuti un prezzo ragionevole per darsi sicurezza e giustizia è chiaro che il dibattito deve tornare ad essere forte, che bisogna farsi sentire.
Non va sottovalutato il risultato, non è un fenomeno circoscritto: in epoca di terrorismo e di discutibili “Patriot Act”, la società civile deve, appunto, tornare a discutere.
La campagna Control Arms è ancora aperta e nell’articolo precedente vi abbiamo informato su cosa essa consista.
Chi è informato ha compiuto il primo passo. Ora deve solo scegliere come agire.

0 Comments



You can be the first one to leave a comment.

Leave a Comment


Login with Facebook:
Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes