mar
06
2010
3

Il linguaggio della cultura giustizialista

Sarà perché è cominciata la campagna elettorale per le Regionali (e sappiamo per esperienza che il livello di efficienza dei PM sotto elezioni aumenta spaventosamente), sarà forse perché davvero sono stati commessi reati per i quali i medesimi PM sono chiamati ad esercitare la prerogativa di cui all’articolo 112 della Costituzione; ad ogni modo nelle ultime settimane la cultura giustizialista ha dimostrato la sua forte presa mediatica grazie all’enorme spazio che ha saputo ritagliarsi all’interno del sistema italiano dell’informazione. Ad onor del vero, non sono molte le espressioni tipiche del linguaggio della cultura giustizialista che citerò, sia perché non sono avvezzo a discutere del clima di odio politico ed antropologico presente in Italia (mi appassiona molto di più la politica internazionale) sia perché ritengo pochi esempi assai eloquenti.

La prima di queste è, in sostanza, un concetto ripetuto più volte da Massimo Donadi durante la trasmissione “Porta a porta” del 22 febbraio scorso: il capogruppo dell’IDV alla Camera ha dichiarato a più riprese di augurarsi che Guido Bertolaso possa dimostrare nelle sedi adatte la propria innocenza. La seconda è in realtà costituita da un insieme di espressioni proferite dalla giornalista Norma Rangeri che, durante la puntata di “Annozero” del 18 febbraio scorso, affermava che “lo Sportvillage è una cosa indecente”, continuava dicendo che Bertolaso fa parte “in tutta evidenza di questo malcostume”, proseguiva sostendendo che non solo Berlusconi ha il potere assoluto in Italia ma ce l’avrebbe anche Bertolaso e concludeva, strappando il vivo applauso di un pubblico assai compiaciuto, asserendo che siamo ”un Paese con le pezze al sedere [...] che spende miliardi di euro per pagare i ladri”. La terza ed ultima espressione è quella riportata in un’intervista rilasciata da Antonio Di Pietro al quotidiano “L’Unità” il giorno 5 marzo 2010, ma reperibile in molte altre esternazioni sue o di suoi colleghi di partito e di area politica. Il leader dell’IDV definisce “postfascista” e “piduista” il gruppo che circonda Silvio Berlusconi.

Passo ora alle mie considerazioni. Quando ho ascoltato Massimo Donadi ho elaborato una breve riflessione e mi sono accorto che poteva trattarsi di due casi: o di ignoranza dell’interlocutore (ipotesi che ho scartato) o di uso retorico e pianificato della lingua italiana. Faccio infatti notare che il cosiddetto “onere della prova” in un processo penale spetta alla pubblica accusa, la quale è chiamata (solo lei!) a fornire le manifestazioni della colpevolezza di un imputato. Questo è riflesso del sacrosanto principio della presunzione d’innocenza, principio che la cultura giustizialista ed i suoi seguaci mostrano evidentemente di ignorare. Ergo, Guido Bertolaso non ha da dimostrare alcunché.

Veniamo quindi all’affermazione di Di Pietro. Questi parla come se il postfascismo e il piduismo fossero non solo brutte malattie da cui guardarsi ma le uniche di cui soffrirebbe una certa parte politica. Il suo è un linguaggio da considerarsi in parte veritiero (nessuno dubita che una parte del PDL, ex AN faccia parte della tradizione postfascista, ma considerare il postfascismo come un cancro alla pari del fascismo mi sembra un’operazione di una disonestà intellettuale senza paragoni considerando, peraltro, l’evoluzione della biografia politica del suo attuale leader, Gianfranco Fini) in parte menzognero (come si fa ad equiparare questo Governo a quella loggia massonica nota a tutti come “Propaganda numero 2″? Con quale certezza e disinvoltura si producono certe associazioni?).

Tuttavia, emerge chiaramente come i giustizialisti alla Di Pietro siano abituati a fare delle pesanti eredità del passato e delle ambiguità presenti nelle biografie di certi avversari politici un’accozzaglia di argomenti da usare ai soliti fini di consenso. Insomma, per capirci, sei di gran lunga più popolare se, invece di formulare un giudizio tecnico-giuridico (e Di Pietro, ex magistrato, dovrebbe avere una certa padronanza in materia) sul Lodo Alfano, lo definisci come un disegno piduista, risvegliando dal sonno antichi spettri. Produci assai più consenso se, invece di offrire un giudizio politico-sociologico circa le norme sull’immigrazione, le definisci razziste e fasciste, andando a riesumare una per molti versi triste pagina della storia italiana. In sostanza, da una parte Di Pietro è uso prendersela con Berlusconi quando questi definisce “comunisti” un certo gruppo di magistrati (addirittura nel caso-Bertolaso è arrivato a definirli “talebani”), ma dall’altra si serve chiaramente di un linguaggio del tutto identico (speculare, guardando alle ideologie novecentesche) ed è grazie a questo tipo di campagne che è riuscito ad aumentare il suo consenso negli ultimi anni.

Infine, sul moralismo con cui una giornalista, di cui tutti conoscono la faziosità, definisce “ladri” al solo scopo di strappare applausi mi limito ad affermare che esso è davvero scadente e mira a fare di tutta l’erba un fascio lanciando strali dalla solita posizione di assoluta superiorità (morale). Mi chiedo come si possano fare certe affermazioni senza sostenere il perché (chiunque infatti potrebbe ingenuamente pensare che lo Sportvillage l’abbia frequentato anche lei) o senza offrire specificazione alcuna (circa il malcostume di cui farebbe parte Bertolaso).

Esiste una questione di fondo, come si può comprendere. Il problema è che la televisione ha il potere di condizionare le idee degli individui anche in maniera molto subdola: frase come quelle che ho voluto riportare suonano fortissime e possono generare effetti potenzialmente esplosivi (come se il clima politico non fosse già caldo a sufficienza). Il modo in cui è stato trattato Guido Bertolaso in presenza solo di accuse tutte da provare e di ambiguità che pure esistono ha reso possibile per l’ennesima volta la celebrazione di un processo in tv, spesso senza contraddittorio, con la conseguenza che l’imputato non solo venisse automaticamente considerato colpevole dagli alfieri del giustizialismo ma venisse dato in pasto a milioni di telespettatori, molti dei quali, va da sé, finiscono automaticamente per essere portati a pensare che nel momento in cui un personaggio pubblico viene raggiunto da un’informazione di garanzia, è necessario che l’”informazione libera” si attivi per sputtanarlo, sbattendo in tv e sui giornali le intercettazioni, rovinando in tal modo la sua reputazione.

E la presunzione di non colpevolezza dove la mettiamo? Il trattare, cioè, un imputato da innocente almeno fino a sentenza di condanna penale? In sostanza, dov’è finito lo Stato di diritto? Evidentemente non gliene importa alcunché agli alfieri del giustizialismo, assai più intenti a racimolare consensi sacrificando l’onorabilità degli avversari sull’altare della loro avida ed ossessiva ricerca di popolarità.

Alberto Gasparetto

mar
05
2010
2

La crisi di un sistema politico

Prima che gli elettori dello schieramento di sinistra esultino sarebbe consigliabile attendere l’esito delle elezioni regionali, benché, malgrado i casi lombardo e laziale, non immediatamente scontato. Quello che viene fuori dalle vicende recenti pare essere l’emersione della crisi di un partito, il PDL, forse mai nato. Esiste un elemento che più di ogni altro merita attenzione, al di là dei clamorosi ritardi e degli incredibili pasticci nella presentazione delle liste. Si tratta della spaccatura fin troppo evidente fra berlusconiani da un lato e militanti di AN dall’altro.

Apro una parentesi. Non che le cose nel PD vadano meglio. In questi ultimi anni si è spesso sentito dire che l’uscita di Berlusconi dalla scena politica condurrà alla crisi irreversibile della destra e sarà determinante per la vittoria della sinistra. Credo che questa diagnosi sia viziata da un errore di interpretazione: la sinistra in questi ultimi 16 anni ha potuto restare unita e ha persino potuto vincere 2 competizioni elettorali su 5 semplicemente in funzione dell’antiberlusconismo, unico collante capace di coagulare il consenso di elettori comuni, giornalisti, intellettuali e, addirittura, consentire la convivenza fra culture politiche diverse. Questa è l’esatta ragione per la quale le contraddizioni che convivono al medesimo modo anche nel PD – che, spiace constatare, è risultata la mera sommatoria di Margherita e DS – potrebbero portare (ed io credo che porteranno) allo sfaldamento del cartello elettorale nel momento in cui si sfalderà anche il PDL.

Dunque, dicevo che l’elemento pregnante della crisi del PDL consiste nella spaccatura da leggersi, in realtà, come proiezione di una fusione mai realmente avvenuta. Il subitaneo e violento puntare il dito di Berlusconi contro l’anima aennina è emblematico, rivelatore dell’assenza di un vero partito composto da una gerarchia e organizzato in base a regole chiare. La mancanza di coraggio e di umiltà nell’ammettere di fronte all’opinione pubblica la propria responsabilità di fronte ad un errore elementare (su una questione formale tutt’altro che trascurabile) e il gridare all’attentato alla democrazia sono gli ingredienti che fanno da catalizzatore per quello che potrebbe essere il preludio ad uno sconvolgimento politico epocale.

Tutto ciò è banalmente il riflesso della mancanza di una progettualità politica, di una visione lungimirante che sapesse indirizzare attraverso un disegno preciso l’Italia del futuro, l’Italia della svolta dopo l’ondata moralizzatrice (ma a senso unico) dell’inchiesta di Mani Pulite. Una progettualità politica assente in questi oltre 15 anni tanto nei partiti di destra quanto in quelli di sinistra. Ciò ha portato ad una confusione delle identità politiche e ad una prevalenza degli slogan sui fatti. Chi si proclamava liberale, infatti, è stato vieppiù un convinto fautore del ruolo padrone dello Stato; chi si proclamava riformista o addirittura rivoluzionario è stato, al contrario, il più fervido sostenitore della conservazione e dell’immobilismo.

La mia speranza è che qualsiasi cosa accada possa finalmente terminare una stagione politica la cui carta d’identità riporta, fra suoi i tratti caratteristici, l’odio politico ed antropologico che ha fatto della persona di Silvio Berlusconi il principale attore costringendo tutta la nazione a schierarsi “a favore” o “contro”. Una visione della politica come scontro fra Bene e Male che porta inevitabilmente all’annientamento dell’avversario. Una visione della politica in cui un realista come me non può proprio riconoscersi.

Alberto Gasparetto

mar
03
2010
2

Voci dall’Iran: Un viaggio tra l’antica Persia e l’Iran contemporaneo

L’Associazione di promozione sociale GLOCAL presenta:

Voci dall’Iran

Un viaggio tra l’antica Persia e l’Iran contemporaneo

Venerdì 26 marzo, ore 20.30, Barycentro, piazza Venezia 37 (Port’Aquila), Trento

Intervengono:

ANTONELLO SACCHETTI (1971) è giornalista e direttore della rivista online “Il cassetto, l’informazione che rimane” (www.ilcassetto.it). Appassionato e conoscitore dell’Iran, ha pubblicato i libri I ragazzi di Teheran(2006), Misteri persiani (2008), e Iran. La resa dei conti (2009), tutti editi da Infinito edizioni.

SIMONE ZOPPELLARO (1979) vive e lavora a Teheran. Laureato a Bologna, si è dedicato a studi diorientalistica. Nel 2008 viene chiamato come lettore all’Università di Isfahan. Oggi è direttore e coordinatoredidattico per l’insegnamento della lingua italiana presso la Scuola dell’Ambasciata Italiana di Teheran.

Coordina: LUCA MEDEOT (Glocal)

LOCANDINA:

mar
03
2010
2

Corso di Informazione: COME E QUANTO I MASS MEDIA COSTRUISCONO LA REALTA’

SEGNALIAMO QUESTO NUOVO CORSO DI INFORMAZIONE CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE.

Le Associazioni AMICI DEI POPOLI PADOVA e PSICHE2000 presentano “COME E QUANTO I MASS MEDIA COSTRUISCONO LA REALTA’: ruolo della comunicazione di massa nei meccanismi di conflitto e di discriminazione sociale”, percorso di informazione per la cittadinanza condotto da esperti del settore. L’obiettivo è presentare ai partecipanti il funzionamento dei meccanismi di pregiudizio (negativo) e conflitto sociale e interculturale veicolati dai mass media, attraverso la trattazione dei più frequenti metodi di costruzione e diffusione dell’informazione. Proponendo possibili modalità di comportamento responsabile rispetto ai fenomeni trattati.

PROGRAMMA

Le serate si svolgeranno presso la sala polivalente “Diego Valeri”, via D. Valeri (zona parcheggio ex gasometro) – Padova dalle ore 21.00 alle 23.00

MERCOLEDÌ 10 MARZO

IL PREGIUDIZIO: come nasce e come si può ridurre - Prof. A. Voci – Docente Università di Padova

MERCOLEDÌ 17 MARZO

POTERE DELLA MAGGIORANZA E INFLUENZA DELLA MINORANZA: Cosa significa e quali dinamiche implicano Prof. A. Zamperini – Docente Università di Padova

MERCOLEDÌ 24 MARZO

MECCANISMI PSICOLOGICI DI INFLUENZA DEI MASS MEDIA - Prof. L. Arcuri – Docente Università di Padova

MERCOLEDÌ 31 MARZO

CONSUMO CRITICO E PROTAGONISMO NELLE SCELTE ECONOMICHE E STILI DI VITA - Padre A. Sella – Commissione “Nuovi Stili di Vita”

E’ obbligatoria l’iscrizione preventiva entro martedì 9 Marzo 2010, la quota di partecipazione è di € 25,00

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI

  • Presso la sede di Amici dei Popoli Padova, via Tiziano Minio, 13 int. 7 Padova, da Lunedì al Venerdì 10.00 – 18.00 - Telefono: 049 600313 – 347 3498098, e-mail: adp.padova@tiscalinet.it, www.padovanet.it/adp
  • Presso la sede di Psiche 2000, (c/o Ospedale Civile di Piove di Sacco, via San Rocco,1° piano, ex ortopedia), Lunedì 18.00 – 20.0 Giovedì 9.00 – 11.30, Sabato 10.00 – 13.00 - Telefono: 049 9718104 – 345 7160777, e-mail: psiche2000piove@libero.it,  www.psiche2000.it

VOLANTINO:

feb
18
2010
2

26 febbraio: Serata Italocongolese

Siete tutti invitati alla serata ITALOCONGOLESE:

Venerdì 26 Febbraio
Tezze sul Brenta (VI)
Sala Tessarollo
Piazza della Vittoria

(in centro a Tezze sul Brenta)

- 20:30 saluti delle autorità politiche, istituzionali e delle associazioni presenti
Luigi Creazzo - responsabile Veneto Parito Democratico – Diritti Civili e Nuova Cittadinanza
-20:40 “Varie Tipologie di immigrati: Somiglianze e Differenze
Daniele Danese - Fondazione Comunità Solidale Trento
- 21:00 “Immigrazione. Io immigrato nel tuo paese
Gahima Bariyanga Faustin - mediatore culturale, ass. Tumaini – Ponte di Solidarietà
- 21:25 spettacolo teatra le ” Patron Pardon!
Pegas Ekamba Bessa - presidente Centro Culturale Bantu -musicista, cantante, attore in film e telefilm di fama nazionale (“La squadra” RAI3)
- 21:55 letture di brani tratti dallibro di Yves Issya Longo
“Dal Congo in Italia come in un sogno”, Davide Zedda ed. - Centro Culturale Bantu
- 22:10 dibattitomodera Luigi Creazzo
- 22:30 ricco buffet veneto-tropicale

VOLANTINO:

Un abbraccio

feb
11
2010
2

Cerchi di silenzio

Ricevo e pubblico. Molto interessante… Io conto di esserci!

CERCHI DI SILENZIO – (azione nonviolenta)
18 febbraio 2010, dalle 18.00 alle 19.00 – Piazza Duomo – Trento

Lo spazio e il tempo dove ridare il giusto peso ed il giusto valore alle parole. 1 ora di silenzio visibilmente in piazza per manifestare, riflettere, meditare. Per ritrovare significato a giustizia, verità, dignità. Un silenzio partecipe, non il silenzio di bocche cucite da indifferenza complice. Partecipa anche tu al silenzio del cerchio, entra e condividi con noi questo momento, unica regola una volta entrati è *STARE IN SILENZIO.* Diffondi e spargi la voce del silenzio.

Riferimenti e informazioni:
cerchidisilenzio@gmail.com
cerchidisilenzio.blogspot.com
cell. 3458571935

Grazie, Gianna

VOLANTINO:

Written by Daniele in: Appuntamenti |
feb
09
2010
2

Scrivete ai rappresentanti degli studenti dell’Università di Padova

E’ disponibile nel blog una nuova pagina dedicata alla comunicazione diretta con i rappresentanti degli studenti dell’Università di Padova. Cliccate in alto su “Rapp. UNIPD” o sul banner a destra dello schermo. Dalla suddetta pagina potrete consultare la lista dettagliata dei rappresentanti (in costante aggiornamento) e inviare comodamente un messaggio di posta elettronica al destinatario preferito/adeguato (lamentele, richieste, proposte attinenti alla vostra facoltà, alle mense, al Diritto allo Studio-ESU, agli alloggi universitari, ai corsi, agli spazi …. ecc). Insomma i rappresentanti sono “lì” per noi/voi, giusto? Ancora una volta buono scambio!!!

Per qualsiasi suggerimento non esistate a contattarci.

Written by admin in: Generale, Informazione, Universita' |
feb
02
2010
2

McItaly: anche la cucina italiana ha il suo Mcburger

Di seguito un articolo pubblicato dal The Guardian il 28 gennaio 2010 che sta facendo discutere non poco. Voi che ne pensate?

“Un possibile segno del fallimento morale del governo di Silvio Berlusconi è la visione di un grembiule da cucina di McDonald’s avvolto attorno alla slanciata figura del Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, mentre aiutava a lanciare la nuova serie di hamburger McItaly. Le capriole del Presidente del Consiglio con giovani donne, le accuse di loschi legami, i disonesti accordi finanziari, le dubbie amicizie politiche ed affari in generale non sono nulla se paragonati a questo mostruoso atto di tradimento alla nazione. Il Signor Zaia potrà anche mormorare amorevolmente – “vogliamo dare un’impressione dei sapori italiani ai nostri giovani” ha detto mentre preparava uno dei nuovi McItaly di McDonald’s, una diabolica mistura di crema di carciofi, formaggio asiago e lattuga, tutti prodotti in Italia, compresi la carne dell’hamburger e il pane – ma il silenzio degli innocenti sarebbe stato più appropriato. ‘Un’impressione dei sapori italiani’! Avete mai sentito una simile sciocchezza? E’ chiaro che il Signor Zaia non lascerebbe che prodotti così offensivi si avvicinassero alla sua bocca a meno che non ci fosse di mezzo l’opportunità per scattare una foto.

Un italiano mi ha detto una volta: “Il problema per voi stranieri è che gli italiani parlano in dialetto e mangiano in dialetto.” È un problema. Anche gli italiani di parti diverse del paese possono avere difficoltà a capirsi l’un l’altro. Ma è anche una delizia. L’Italia ha goduto di una cultura alimentare di una ricchezza e diversità senza eguali. Per molti italiani, il loro stesso senso d’identità risiede nel cibo, e non solo della regione in cui sono nati, ma della città, del paese, del borgo, o anche della casa. E sostengono la superiorità dei loro prodotti e piatti locali con passione. Questo spiega perché mangiare in giro per l’Italia sia una tale, continua delizia. Il piacere deriva dalla diversità, non dall’omogeneità. Chi vuol mangiare la stessa roba ovunque nel mondo? È noioso. È quel tipo di omogenità che intorpidisce la mente e quella mediocrità che annienta il gusto che McDonald’s rappresenta. Nessuno sano di mente può considerare McDonald’s come un difensore del bene nel mondo o come il rappresentante dell’alta gastronomia.

Ma c’è qualcosa che va oltre il mero opportunismo politico o le pubbliche relazioni commerciali nel luogo in cui si è svolto questo atto di tradimento; la filiale ammiraglia di McDonald’s vicino alla scalinata di piazza di Spagna a Roma. Ha un significato simbolico. È stata l’apertura di questa stessa filiale, ricordiamocelo, che ha spinto Carlo Petrini e altri amici previdenti a mettere in piedi Slow Food per resistere alle forze della gastro-globalizzazione e omogeneizzazione, per celebrare la diversità, le differenze, l’individualità e la qualità. Non fa ben sperare per la sana sopravvivenza della straordinariamente diversa cultura alimentare italiana vedere il governo abbracciare la sua esatta antitesi con un tale sfrenato entusiasmo. Ma comunque, forse non dovremmo stupirci. La classe politica italiana non è nota per agire nei migliori interessi del popolo. Come un amico siciliano una volta osservava: “Non c’è lo stesso contratto tra i nostri politici e gli italiani come quello che esiste nel Regno Unito”. Si potrebbe affermare che ancora adesso non esista, ma questa è un’altra storia. McDonald’s parla italiano, dichiara lo slogan pubblicitario. Può anche farlo, ma è l’italiano degli affari del Signor Berlusconi e della sua terrificante banda di compari piuttosto che l’ampia gamma di dialetti regionali ai quali la maggior parte degli italiani ricorre per dichiarare la propria fede personale. Possiamo solo sperare che gli italiani mostrino una determinazione più dura rispetto ad altre nazioni nel mondo che continuano ad abbracciare McDonald’s in modi sempre più deprimenti”.

ARTICOLO ORIGINALE E COMMENTI (inglese): –>

RISPOSTA DEL MINISTRO ZAIA:

Written by Tiziana Pedri in: Varie |
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